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In breve: Diventare pet sitter in Italia non richiede una laurea né una licenza obbligatoria, ma richiede preparazione seria. Servono competenze pratiche sugli animali, una posizione fiscale regolare (Partita IVA con codice ATECO 96.09.09 o 96.99.11 e iscrizione alla Gestione Separata INPS), un’assicurazione RC professionale, e un modo concreto per farsi trovare dai clienti. Chi lavora con continuità può guadagnare tra 400€ e 1.200€ al mese, con margini più alti nelle grandi città.

Stai pensando di diventare pet sitter ma non sai da dove cominciare. Forse hai sempre amato gli animali, hai già aiutato amici e vicini a prendersi cura dei loro cani, e ora ti stai chiedendo se sia possibile farne un’attività vera. La risposta breve è sì, ma con alcune condizioni che nessuno spiega mai con chiarezza.

Questo articolo le spiega. Trovi cosa serve davvero per iniziare, cosa comporta dal punto di vista fiscale e assicurativo, quanto si può guadagnare in modo realistico, e come costruire una clientela che non dipenda dal passaparola.

Cosa fa un pet sitter: i servizi che puoi offrire in Italia

Il pet sitter non si limita alle passeggiate. In Italia, i servizi più richiesti coprono situazioni molto diverse tra loro, e capire quali offrire fin dall’inizio ti aiuta a posizionarti meglio sul mercato.

Dog walking — passeggiate giornaliere da 30 a 60 minuti, spesso richieste da proprietari che lavorano tutto il giorno. È il servizio più comune e più facile da strutturare come attività ricorrente.

Pet sitting a domicilio — visite a casa del proprietario per dare da mangiare, pulire la lettiera, fare compagnia. Particolarmente richiesto per i gatti, che si trovano meglio nel proprio ambiente rispetto a un soggiorno in casa estranea.

Pensione casalinga — l’animale soggiorna a casa tua. È l’alternativa preferita ai canili per chi cerca qualcosa di più familiare e meno traumatico per il proprio cane. Richiede uno spazio adeguato e, se ospiti cani, la capacità di gestire le interazioni tra animali.

Dog sitting notturno — il pet sitter pernotta a casa del proprietario. Richiesto soprattutto da chi ha cani anziani, con patologie o molto legati alla routine della propria casa.

Non è necessario offrire tutti i servizi subito. Molti pet sitter iniziano con il dog walking e la pensione casalinga, poi ampliano in base alla domanda e alle proprie risorse.

Requisiti per diventare pet sitter in Italia: cosa serve davvero

La professione di pet sitter non è regolamentata per legge in Italia: non esiste un albo, non ci sono esami di stato, non serve un titolo di studio specifico. Questo non significa che chiunque possa farlo bene.

I requisiti che contano concretamente sono tre.

Esperienza pratica con gli animali

Aver avuto animali propri, aver fatto volontariato in canili o gattili, o aver aiutato persone con i loro cani per anni: tutto questo conta. I proprietari non chiedono certificati, ma vogliono capire se la persona che si occuperà del loro animale sa gestire situazioni difficili. Un cane reattivo al guinzaglio, un gatto che si nasconde al primo segno di stress, un cane anziano con patologie croniche: la vera competenza si vede qui.

Formazione di base

Non è obbligatoria, ma fa differenza. I corsi per operatore cinofilo, dog sitter o pet sitter, spesso offerti da associazioni di settore o scuole di educazione cinofila, rilasciano attestati che aumentano la fiducia dei clienti e ti danno strumenti concreti per situazioni di emergenza. Il pronto soccorso veterinario di base, in particolare, è qualcosa che nessun pet sitter dovrebbe trascurare.

Affidabilità documentabile

Puntualità, comunicazione chiara, aggiornamenti regolari durante il soggiorno o la passeggiata: questi non sono dettagli, sono il prodotto stesso. I clienti che ti affidano il loro animale non comprano un servizio generico, comprano tranquillità. La tua reputazione si costruisce su ogni singola interazione.

Aspetti fiscali e burocratici: come regolarizzare l’attività

Questo è il punto che più spesso viene rimandato, e che più spesso crea problemi. Se il pet sitting diventa un’attività continuativa e organizzata, la legge italiana richiede che tu sia in regola fiscalmente.

Partita IVA e codice ATECO

Per lavorare come pet sitter in modo continuativo, è necessario aprire la Partita IVA. Il codice ATECO di riferimento è generalmente il 96.09.09 (“Altre attività di servizi alle persone”) o il 96.99.11 (“Servizi di presa in pensione e custodia per animali da compagnia”), a seconda del tipo di servizi prevalenti. Il regime forfettario è l’opzione più adatta per chi inizia: prevede una tassazione agevolata al 5% per i primi cinque anni (poi al 15%) per fatturati fino a 85.000€.

Gestione Separata INPS

I pet sitter che operano come liberi professionisti senza cassa previdenziale di categoria devono iscriversi alla Gestione Separata INPS. È un passaggio obbligatorio che molti trascurano inizialmente, ma che comporta sanzioni se ignorato. L’aliquota contributiva si applica sul reddito effettivo.

Assicurazione RC professionale

L’assicurazione di Responsabilità Civile Professionale non è obbligatoria per legge, ma è indispensabile in pratica. Secondo l’art. 2052 del Codice Civile, il pet sitter che ha in custodia un animale è responsabile dei danni che questo causa a terzi. Un cane che morde un passante durante una passeggiata, o che danneggia l’appartamento dove soggiorna: senza copertura assicurativa, le conseguenze sono a carico tuo. Il costo di una polizza RC professionale per pet sitter si aggira tra i 100€ e i 300€ l’anno a seconda dei massimali.

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Quanto guadagna un pet sitter in Italia

I guadagni variano molto in base alla zona, al tipo di servizi offerti e al numero di clienti fissi che riesci a costruire nel tempo. Ecco le tariffe medie per il mercato italiano nel 2026:

  • Passeggiata (30–60 minuti): 8€ – 15€
  • Visita a domicilio (cat sitting): 7€ – 20€
  • Pensione diurna (a casa tua): 25€ – 35€ al giorno
  • Pensione 24h/24: 35€ – 45€ a notte

Un pet sitter che lavora con continuità può guadagnare tra 400€ e 1.200€ al mese. La forbice è ampia perché dipende quasi interamente da quanti clienti fissi riesci a costruire. Un cliente che prenota il dog walking cinque giorni a settimana vale, a 10€ a uscita, circa 200€ al mese da solo. Quattro clienti così coprono già lo stipendio medio di un lavoratore part-time.

Nelle grandi città, soprattutto Milano e Roma, le tariffe sono mediamente più alte del 10-20% rispetto al resto d’Italia. Se vuoi un quadro più dettagliato delle tariffe per area geografica, trovi un confronto completo nella guida su quanto guadagna un dog sitter in Italia.

Il pet sitting può diventare un lavoro a tempo pieno? Con una clientela consolidata e una gamma di servizi diversificata, sì. Ma è un percorso che richiede almeno 12-18 mesi per stabilizzarsi. Chi si aspetta di avere l’agenda piena dal primo mese raramente ci arriva; chi lo costruisce con metodo, quasi sempre. Per un’analisi più approfondita su come strutturare questo percorso, la guida su come fare del pet sitting un lavoro a tempo pieno copre i passaggi pratici.

Come trovare clienti come pet sitter in Italia

La parte più difficile non è iniziare, è trovare i primi clienti. Il passaparola è potente ma lento, e affidarsi solo a volantini nei negozi di animali significa aspettare mesi prima di riempire l’agenda. Le piattaforme online accelerano questo processo in modo significativo.

Iscriversi su piattaforme specializzate

Registrarsi su piattaforme di pet sitting è il modo più rapido per essere trovati da chi cerca un sitter nella tua zona. Alcune piattaforme offrono anche una copertura assicurativa base inclusa nelle prenotazioni effettuate tramite il servizio.

Su Petme il processo di iscrizione come sitter segue tre fasi: candidatura, revisione del profilo da parte del team, e attivazione dopo verifica dell’identità e background check. Non è un’iscrizione automatica: ogni sitter viene valutato singolarmente, il che si riflette nella qualità percepita dai proprietari. Una volta approvato, il tuo profilo va live e puoi iniziare a ricevere richieste di prenotazione. Ogni prenotazione è coperta dal Piano di Protezione Petme, che include fino a 20.000€ di copertura veterinaria.

Costruire un profilo social dedicato

Un profilo Instagram o una pagina Facebook dedicata alla tua attività di pet sitter non è un extra, è parte del tuo biglietto da visita. I proprietari cercano conferme visive prima di fidarsi: foto dei cani che hai accudito, aggiornamenti dalle passeggiate, il tuo ambiente domestico se offri la pensione. Un profilo attivo e curato fa più lavoro di qualsiasi descrizione scritta.

Il primo incontro: non saltarlo mai

Prima di accettare qualsiasi prenotazione, organizza un incontro gratuito con il proprietario e l’animale. Serve a valutare la compatibilità, capire le esigenze specifiche del cane o del gatto, e stabilire le aspettative da entrambe le parti. I proprietari che saltano questo passaggio di solito non sono i clienti migliori. E un cane che non si trova bene con te lo capirai molto prima se lo incontri in anticipo. 🐾

Come costruire una reputazione solida come pet sitter

Una volta che hai i primi clienti, la tua reputazione diventa il tuo principale strumento di crescita. Ecco cosa fa concretamente la differenza.

Aggiornamenti durante il servizio. Foto e video inviati durante la passeggiata o il soggiorno sono molto apprezzati dai proprietari. Non è necessario mandare un reportage ogni ora: un paio di aggiornamenti al giorno bastano per trasmettere tranquillità e professionalità.

Rispettare le abitudini dell’animale. Ogni cane o gatto ha una routine. Ore dei pasti, tipo di cibo, abitudini di sonno, luoghi preferiti: annotare tutto nella scheda del cliente e rispettarlo rigorosamente è ciò che distingue un buon sitter da uno eccellente.

Avere un piano di emergenza. Hai il contatto del veterinario di fiducia del cliente? Sai cosa fare se il cane ingerisce qualcosa di sbagliato durante la passeggiata? Un pet sitter che ha già pensato a questi scenari ispira fiducia prima ancora che succeda qualcosa.

Chiedere recensioni. Al termine di ogni prestazione, specialmente le prime, chiedi direttamente una recensione. Non è imbarazzante: è normale. I proprietari soddisfatti sono spesso felici di lasciarne una, ma non ci pensano se non glielo si chiede.

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A gray cat wearing yellow sunglasses and holding a yellow megaphone against a black background.

Domande frequenti su come diventare pet sitter in Italia

Serve un certificato per fare il pet sitter in Italia?

No, non esiste un certificato obbligatorio per legge per esercitare come pet sitter in Italia. Tuttavia, seguire corsi per operatore cinofilo o pet sitter rilascia attestati che aumentano la fiducia dei clienti. Dal punto di vista fiscale, se l’attività è continuativa è necessario aprire la Partita IVA e iscriversi alla Gestione Separata INPS.

Come si apre la Partita IVA per fare il pet sitter?

Per lavorare come pet sitter in modo continuativo occorre aprire la Partita IVA con il codice ATECO 96.09.09 o 96.99.11, a seconda dei servizi prevalenti. Il regime forfettario è la scelta più comune per chi inizia: tassazione al 5% per i primi cinque anni, poi al 15%, fino a un fatturato di 85.000€. L’iscrizione alla Gestione Separata INPS è obbligatoria.

Quanto guadagna un pet sitter in Italia al mese?

Un pet sitter che lavora con continuità guadagna mediamente tra 400€ e 1.200€ al mese. Il range dipende dalla zona, dal tipo di servizi offerti e dal numero di clienti fissi. Nelle grandi città come Milano e Roma le tariffe sono più alte. Chi riesce a costruire una clientela stabile di 4-6 clienti ricorrenti può avvicinarsi rapidamente al limite superiore.

Serve l’assicurazione per fare il pet sitter?

Non è obbligatoria per legge, ma è indispensabile nella pratica. L’art. 2052 del Codice Civile stabilisce che chi ha in custodia un animale è responsabile dei danni che questo causa a terzi. Un’assicurazione RC professionale copre questi rischi e ha un costo annuo compreso tra 100€ e 300€ a seconda dei massimali scelti.

Come si trovano i primi clienti come pet sitter?

Le piattaforme online specializzate sono il metodo più rapido per essere trovati nella propria zona. In parallelo, un profilo social dedicato con foto e aggiornamenti reali aiuta a costruire fiducia prima ancora del primo contatto. I volantini in negozi di animali, veterinari e parchi restano utili ma richiedono più tempo per generare risultati concreti.

Il pet sitting in Italia è un lavoro a tempo pieno?

Può diventarlo, ma non dall’inizio. La maggior parte dei pet sitter inizia in parallelo ad altre attività e costruisce la clientela progressivamente. Con una base di clienti fissi consolidata e una gamma di servizi diversificata, l’attività può diventare la fonte di reddito principale nell’arco di 12-18 mesi.

Da dove iniziare, concretamente

Se sei arrivato fin qui, probabilmente hai già la motivazione. Quello che serve adesso è un punto di partenza pratico, non un altro elenco di cose da fare.

Il primo passo reale è definire quali servizi vuoi offrire in base alle tue condizioni concrete: hai spazio per ospitare cani? Hai orari flessibili per il dog walking? Sei disposto a gestire soggiorni notturni? Rispondere a queste domande ti aiuta a costruire un’offerta coerente invece di cercare di fare tutto subito.

Il secondo è regolarizzarti, anche prima di avere il primo cliente. Un consulente fiscale o un patronato può guidarti nell’apertura della Partita IVA in poche ore. L’assicurazione RC si trova facilmente online. Aspettare di avere i clienti per sistemarsi fiscalmente è la scelta che crea più problemi in seguito.

Il terzo è comparire dove i proprietari cercano. Se vuoi fare pet sitter come lavoro vero, registrarti su Petme ti mette di fronte a proprietari che stanno attivamente cercando un sitter verificato nella tua zona. Il processo di candidatura è breve, la verifica è seria, e una volta approvato il profilo lavora per te anche quando non stai attivamente cercando nuovi clienti.